| CARTONESIMA: PROGETTO DI UNA ECOSEDUTA |
Introduzione
Le cose vanno considerate non solo per quello che sono, ma per quello che potrebbero diventare. E meritano di essere esaminate da più punti di vista; perché talvolta quelli meno ovvi si rivelano i più fertili di prospettive. Come nel caso della carta e del cartone che, dopo un primo consumo, grazie al riciclaggio possono rinascere a nuova vita con sembianze diverse.
Questo è il punto di partenza che diventerà la linea guida del mio progetto: una seduta polifunzionale realizzata interamente in cartone ondulato e presentata come Tesi al Corso di Laurea in Disegno Industriale.
L'idea nasce dalla voglia di giocare e sperimentare forme con questo materiale che si sta facendo notare sempre più nel mondo del design grazie alla sua versatilità ed al suo lato ecologico. Posso dire quindi di essermi affacciata al suo spicchio relativo: l'ecodesign, un'arte antica tornata alla ribalta. Anche perchè, personalmente, ritengo sia oggi una strada progettuale sempre più necessaria.
Per quanto riguarda la tipologia dell'oggetto, ha influito, involontariamente, un grande designer italiano: Enzo Mari. Leggendo un suo libro, mi colpì l'amara constatazione che oggi al designer viene sempre commissionata la milionesima sedia, pur sapendo che il mondo ne è pieno. Una triste verità che però mi ha determinato anche un senso di sfida, un impulso a cimentarmi ugualmente nell'ideazione di un così gettonato prodotto, perso in una marea – come appunto afferma Enzo Mari – generalizzata.
Decisi allora che avrei realizzato un progetto di una seduta in cartone, il cui nome poi è nato da sé, visto che si trattava della milionesima e sarebbe stata realizzata in cartone: Cartonesima.
Il ciclo del riciclo
La cultura dell'usa e getta che ha contraddistinto l'ultimo quarto di secolo ha disegnato prodotti caratterizzati da forme e funzioni interessanti ed innovative, ma ci ha regalato anche un numero altrettanto elevato di rifiuti difficile smaltire che pone problemi di coscienza ecologica. Da ciò è scaturito un modo diverso di disegnare gli oggetti, che non è un nuovo tipo di creatività, ma prende a modello sia le capacità di riutilizzo delle popolazioni povere, sia delle tradizioni della società contadina che ha preceduto il consumismo: basti pensare al copertone della bicicletta trasformato in suola per pantofole; allo pneumatico dell'auto che diventa il sedile dell'altalena o alle vecchie pentole usate come vasi per le piante.
Fortunatamente non si tratta più soltanto di buone intenzioni: dal 2002 sono stati ampiamente superati gli obiettivi di riciclo degli imballaggi previsti dalla legge: per la prima volta, le quantità riutilizzate hanno superato quelle avviate a discarica.
È in netta crescita in Italia anche la raccolta differenziata di carta e cartone che vede il nostro Paese ai primi posti a livello internazionale.
Che carta, plastica, legno, alluminio, acciaio e altro materiale da imballaggio si possano riciclare con grande vantaggio di tutti – l'ambiente, le aziende ed il portafogli dei cittadini – è un dato di fatto già da qualche anno. Che un prodotto riciclato non sia da considerarsi di serie B è invece una conquista recente.
Di fronte a questo scenario i manufatti realizzati con materiale riciclato svolgono un ruolo fondamentale in quanto espressione diretta di una strategia che si focalizza nella valorizzazione dei nostri rifiuti in nuovi prodotti, dove il consumatore deve essere in grado di poter scegliere e valutare in un prodotto non solo funzionalità, forma, colore, ma anche altri, più intrinseci, aspetti a carattere socio-ambientale.
Perchè un progetto in cartone
Abitando a Certaldo, paese in provincia di Firenze, patria di Boccaccio, delle cornici e degli scatolifici, ho avuto la fortuna di essere geograficamente molto vicina per collaborare con una delle varie aziende che utilizzano il cartone ondulato per realizzare imballaggi. Vantaggio molto utile perché ho potuto seguire, sempre e dal vivo, ogni passaggio della prototipazione, confrontandomi con i problemi che ne comporta ed apportando subito le modifiche necessarie.
Un altro aspetto importante è che l'azienda – Sicam Imballaggi –, già mi conosceva come progettista, perché nel 2004 avevo ottenuto dai titolari alcuni consigli tecnici sul tipo di cartone da utilizzare per un progetto che ha ottenuto – nella sezione studenti – la "menzione speciale" al Concorso di Idee per Imballaggi Cellulosici Ecocompatibili, promosso da Regione Toscana, Unioncamere Toscana, Agenzia Regione Recupero Risorse e Comieco - Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica.
Quindi, avvantaggiata dalla precedente e positiva esperienza, questa nuova collaborazione è avvenuta in completa sintonia e comprensione reciproca.
Ma la scelta del materiale parte in particolare da un principio ben definito, ovvero: poiché ogni nostra piccola scelta ha effetti sulla salute di tutti e sull'ambiente, ciascuno di noi può fare la differenza.
Alla settimana milanese dedicata al design svoltasi nell'aprile 2006, tra i tanti oggetti visti ho constatato che molte interessanti tipologie di prodotto avevano in comune una medesima cosa: il packaging. Soprattutto per la generazione dei giovani designer, l'imballaggio è stata una reale fonte di ispirazione e, considerato nel suo insieme, questo attenzione progettuale nei confronti dell'imballaggio appare sempre più come una vera e propria micro-tendenza. Ma anche il riutilizzo di materiali comincia a farsi notare: tubi di gomma che si trasformano in vasi, fogli di cartone che compongono pezzi di arredamento, vecchi pneumatici che diventano borse o poltrone individuano oggi originali realizzazioni di ecodesign. Campo nel quale sembrano coniugarsi efficacemente tutela dell'ambiente, sostenibilità economica ed estro creativo.
Il termine ecodesign è già entrato nell'uso corrente, assumendo immediatamente i connotati di uno slogan commerciale: in realtà associare al design il prefisso eco, significa introdurre delle condizioni e delle responsabilità del tutto nuove rispetto ai precedenti orientamenti di questa professione. Il compito di un ecodesigner appare infatti estremamente articolato, in quanto responsabile di tutte le possibili conseguenze dei suoi progetti e delle sue azioni. Ecologia e design sono entrambi settori interdisciplinari, il cui incontro ha un grande potenziale di innovazione. L'attenzione di queste discipline si rivolge ai cambiamenti delle realtà sociali e intento di entrambe è la trasformazione attraverso la creazione di ponti verso la sostenibilità.
Il progetto
L'idea di partenza era basata sulla realizzazione di una semplice seduta in cartone ondulato.
Durante il primo colloquio in cui ho presentato il bozzetto originario del progetto, è emersa una particolare richiesta da parte dei titolari dell'azienda. Essi intendevano realizzare un oggetto polifunzionale da esporre presso il loro stand fieristico. Un prodotto cioè che potesse offrire diverse modalità d'uso – una seduta, un tavolo o un appoggio per depliant e cataloghi, ecc.
In buona sostanza mi vivina richiesto di realizzare un prodotto in grado di rischiamare l'attenzione ed allo stesso tempo di illustrare – in maniera non convenzionale per quel tipo di mercato – le potenzialità espressive e funzionali di un materiale che l'azienda già utilizza per la creazione di imballaggi: il cartone ondulato.
Così – insieme ad Emanuele Taviani, figlio di uno dei soci proprietari dell'azienda che ha sviluppato buona parte del prototipo, diventando così il mio correlatore esterno –, ho modificato il progetto iniziale di seduta "monofunzione" in quello, definitivo e "molteplice", di chaise-longue che, ribaltata, diventa piccola seduta, bancone e portariviste.
Il tutto utilizzando pochissimo materiale, mantenendo la leggerezza, il facile assemblaggio e la garanzia di una efficace polifunzionalità.
Per quanto riguarda il trasporto di Cartonesima tutte le operazioni sono molto semplificate dalla struttura ideata. La seduta polifunzionale è infatti composta da soli 4 pezzi: due profili esterni e due fogli interni, con uno spessore totale di circa 6 cm. Fattore rilevante soprattutto perché si può impilare smontata.
Sicam Imballaggi - Brief aziendale
Fondata nel 1986, l'azienda Sicam Imballaggi, è da 20 anni ormai nel settore dell'imballaggio. I due soci, Athos Taviani e Mario Riccobono, gestiscono l'attività a carattere familiare con l'ausilio di pochi altri operai.
La loro produzione è orientata principalmente su scatole in cartone ondulato per il settore arredamento, calzaturiero, meccanico, delle cornici e della piccola oggettistica.
L'ecologia, in queste aziende, è vista come una possibilità, premiata dalle preferenze del pubblico, per realizzare idee nuove e sviluppi sostenibili. La scelta del materiale, riciclabile per eccellenza, nella realizzazione degli oggetti di tutti i giorni è una riprova di questo impegno, una applicazione inusuale, quanto efficace ed innovativa ed una risposta alla possibilità di fare, delle proprie scelte, un impegno per mantenere l'ambiente pulito per le generazioni future. Tenendo presente che il cartone – secondo Marco Capellini, architetto/ecodesigner e coordinatore tecnico del progetto Remade in Italy –, è un materiale incredibile che deve essere ancora scoperto nelle sue molteplici potenzialità.
Il rivestimento: la riscoperta delle tradizioni attraverso canapa e lana di Zeri
Cercando un materiale ecologico per rendere più comoda Cartonesima, sono andata personalmente a chiedere consiglio a chi studia e lavora tutti i giorni le fibre ed i tessuti: il Consiglio Nazionale delle Ricerche Ibimet – Istituto di Biometeorologia – con sede a Firenze. Dopo avergli esposto il progetto, e quindi preso in analisi i materiali che più si avvicinavano alle mie specifiche esigenze, mi hanno indirizzato verso questi due particolari filati. L'idea è appunto quella di unirli; perchè la canapa è un tessuto fresco ed estivo, mentre quello ottenuto dalla lana di Zeri è caldo ed adatto all'inverno. Così avrei avuto alla fine un tessuto sfruttabile da entrambe le facce.
Canapa
È una pianta erbacea annuale, e viene coltivata in luoghi freddi. La fibra tessile è quella corticale, tratta dal fusto dell'arbusto omonimo, che si trova tra la corteccia e lo strato legnoso. Le fibre sono opache e resistenti, meno lunghe del lino, più grossolane, debolmente lignificate. Si adopera per corde, spaghi, tele robuste da vela, sacchi. Imbiancata e raffinata ci dà invece stoffe per diversi usi soprattutto per arredamento. È resistente ma poco elastica e poco assorbente. Per queste sue caratteristiche si trova utilizzata in associazione ad altre fibre: è una fibra di facile manutenzione, lavabile ad alte temperature ed è possibile candeggiarla.
La pianta della canapa, originaria dell'Asia Centrale, ha una storia millenaria di usi diversi. La Cina ha il primato della coltivazione da circa 4000 anni e, secondo la Columbia History of World il primo tessuto conosciuto fu fatto di canapa. Risulta invece difficile stabilire in quale epoca essa sia stata introdotta in Europa: il reperto archeologico più antico – un'urna contenente foglie e semi di canapa, ritrovata vicino a Berlino – risale intorno al 500 a.C. Prima dell'Impero romano questa pianta era coltivata ed usata anche nelle isole britanniche. E proprio alcune tribù celtiche ne avrebbero diffuso la coltivazione in Francia e nell'Italia settentrionale.
L'Italia per quasi un millennio è stata la seconda Nazione al mondo nella produzione di canapa, sovrastata solo dalla Russia. I vestiti fatti con canapa erano d'uso comune in Europa già nel XIII secolo. Ma la Cannabis, per l'uso psicotropo a cui si prestava, è stata anche a lungo avversata da prescrizioni morali e da leggi.
Ai tempi dei tribunali dell'inquisizione, ad esempio, alla fine del XII secolo, ne fu vietata l'ingestione in Spagna; in Francia fu vietato ogni uso medico a partire dal XIII secolo; una Bolla papale, infine, ne proibì l'uso ai fedeli nel 1484. In epoca più recente, invece, dopo che la sua coltivazione si era diffusa in ogni parte del mondo, assumendo una importanza economica eccezionale per alcuni Paesi – l'Italia tra questi – almeno fino alla metà dell'800, la proibizione è stata platealmente introdotta negli Stati Uniti d'America con una legge del 1937.
In Italia la coltivazione della canapa è stata vietata solo a partire dai primi anni Sessanta, quando ormai la coltura era stata già investita da una grave crisi causata da altri fattori commerciali ed economici. Come era già successo oltreoceano negli anni '20 – nonostante che proprio in quegli anni Henry Ford avesse costruito un prototipo di automobile in cui carrozzeria ed interni erano fatti di canapa, ed alimentata da un carburante estratto dalla canapa – le navi fecero a meno del cordame e delle vele di canapa, le industrie tessili adottarono in massa il nylon, gli oli sintetici sostituirono quelli vegetali. Sulla proibizione della coltivazione molto si è detto, e non solo per quanto riguarda l'aspetto psicotropo e medico. Oggi in Europa, sebbene regolamentata e limitata alle varietà che presentino una bassissima concentrazione di THC, è nuovamente consentita – ed anzi incentivata con contributi – la coltivazione industriale della canapa sativa. Alla base di ciò il carattere di materia prima rinnovabile e di coltura adatta al recupero di terreni agrari marginali o degradati.
Lana di Zeri
Nel 2001 la Regione Toscana individua una piccola realtà produttiva nella provincia di Massa Carrara, in Lunigiana, nel territorio di Zeri.
In un'area isolata e rustica, alcune donne imprenditrici sostengono un particolare allevamento: l'agnello di Zeri, una razza ovina autoctona in pascoli gestiti da regole che risalgono all'epoca pre-romanica. Questa razza ovina autoctona, la Zerasca, è riuscita a mantenere intatte nel tempo le sue caratteristiche in virtù dell'isolamento di questa area. È una pecora rustica, di taglia medio-grande, con la testa proporzionata, ha manto bianco e corna ben sviluppate. Il latte è ricchissimo di elementi nutritivi: il contenuto in proteine, in particolare, è superiore a ogni altra razza ovina. E alla pecora zerasca il latte serve unicamente per allevare gli agnelli, poiché di questa razza è stata privilegiata l'attitudine a produrre agnelli da carne. Gli animali sono al pascolo – praticamente biologico – tutto l'anno, tranne durante la cattiva stagione.
È nato così il Consorzio per la valorizzazione e la tutela dell'agnello di Zeri; realtà attiva che sta valorizzando la filiera culturale dell'allevamento della pecora zerasca in via di estinzione e della lavorazione della lana. Tutto ciò ha aperto la strada ad un prodotto storico ma con una sperimentazione nuova e tecnicamente ricca di performances creative: la mezzalana.
Questo filato ha le proprietà di essere anche una stoffa semplicemente realizzata con ordito di canapa e trama in lana. Considerato il tessuto tipico della tradizione popolare della Lunigiana e scomparso ormai da decenni ha sempre avuto pochissimi utilizzi legati al discorso rurale.
Cinzia Angiolini, Presidente del Consorzio, insieme alle giovani imprenditrici donne hanno unito alla tosatura, filatura e nobilitazione della lana dell'agnello di Zeri la creatività stilistica e sono riuscite a produrre un'ottima qualità di lana e mezzalana che subiscono processi di colorazione naturali con piante, frutti, erbe, bacche. Che poi esportano nell'area mediterranea dell'imprenditoria al femminile – Sardegna, Marocco, Grecia, Algeria, Spagna.
La filatura avviene in loco in una filanda – gestita dal Sig. Silio Giannini – dal sapore medievale in cui si privilegiano le lavorazioni dalla lana massese, a quella di Zeri, all'alpaca ed al mohair.
Conclusioni
Insieme all'azienda, ci siamo proposti di realizzare questo oggetto in cartone fondamentalmente per un unico motivo; incentrare l'attenzione su un materiale veramente completo, in modo che possa essere sempre più considerato nell'ambito della progettazione industriale.
Il lavoro si è svolto in maniera costante e professionale, cercando di analizzare tutti i punti del ciclo di vita di Cartonesima; dal piatto foglio di cartone al suo macero. Che, una volta terminato il suo processo di lavorazione, sarà pronto per una nuova vita.
La sfida per i prossimi anni è dunque quella di sostenere l'industria dell'ecologico, stimolare il mercato dei manufatti in materiale riciclato, portare questo nuovo settore industriale ad essere competitivo sui mercati internazionali per qualità ed innovazione.
Il testo e le immagini riportati sono tratti dalla tesi di laurea del 31 ottobre 2006 di Federica Capoduri, Cartonesima: Progetto di una eco-seduta; relatore Prof. Massimo Ruffilli, correlatori Arch. Gianpiero Alfarano e Arch. Roberta Baccolini, correlatore esterno Emanuele Taviani, Corso di Laurea in Disegno Industriale, Facoltà di Architettura, Università degli Studi di Firenze, a.a. 2005-2006.
Federica Capoduri
via Fratelli Rosselli, 14
50052 Certaldo (FI) Italy
Tel. +39 0571667982
Mobile 3495326295
Sicam Imballaggi
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www.ibimet.cnr.it
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51024 - Cutigliano (PT) Italy
Tel: 0573 68138 - 68480
Consorzio per la valorizzazione e la tutela della pecora e dell'agnello di Zeri
Loc. Canonica - Chiesa San di Rossano
54029 Zeri (Ms) Italy
Tel. 0187-449064
Fax 0187-447103
Comieco - Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica
www.comieco.org
Villa San Paolo Hotel
www.villasanpaolo.com
Claudio Beduschi studio fotografico
www.beduschi.com
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Testo: Federica Capoduri
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ha collaborato: Elena Granchi |
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