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 61. BIENNALE DI VENEZIA - IN MINOR KEYS
 Esposizione Internazionale d'Arte 2026


a cura di Gabriella Masiello

La Biennale di Venezia 2026 61. Esposizione Internazionale d’Arte quest’anno intitolata In Minor Keys di Koyo Kouoh (Venezia, Giardini e Arsenale, 9 maggio – 22 novembre 2026).
Nonostante la prematura scomparsa di Koyo Kouoh a maggio 2025, per il Presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco questa è «La gioia di un’arte autentica, che tanto somiglia alla vita vera» infatti le linee guida e lo spirito dell’esposizione erano già state definite dall’incontro della curatrice con il suo team a Dakar.
Temi come l’incantamento, la fecondità e la condivisione, nonché pratiche generative indirizzate alla collettività, sono emersi in modo naturale.
Una visione che restituisce vicinanza, esalta lo spirito di appartenenza ai riti, alle tradizioni, alla magia e a una felice manualità ben lontane dalle gelide astrazioni di tanta arte occidentale che, nega la realtà umana del corpo, dei sensi, dei rapporti. In chiave minore ci riporta a quelle note musicali tenere e struggenti come metafore delle storie di umanità dimenticate e di paradisi naturali perduti.
Per Koyo, il focus concettuale della Mostra si impernia e si dipana attorno a relazioni tra opere di artisti che, pur provenendo da mondi lontani, tra loro vibrano armoniosamente con analogie invisibili, magie metamorfiche che sfiorano la meraviglia o che ne sovvertono il senso.
Un altro tema che viene evocato è il tempo da concedere alla riflessione, al sogno, alla contemplazione al rapporto magico con gli animali (che però da noi vengono sterminati) stesso discorso vale per il mondo vegetale in serio pericolo.
Dà voce ad artisti provenienti da Paesi colonizzati o adesso decolonizzati in chiave intimista, rituale, talvolta floreale rinunciando ai toni tragici quasi a sorvolare sul giudizio storico e politico e concentrandosi su aspetti culturali, relazionali, interiori.

Ma oltre a questa visione quasi morbida c’è la Biennale delle polemiche per la partecipazione della Russia di Putin che con questo spirito cozza violentemente, perché le storie in chiave minore sono anche le storie delle vittime delle atrocità delle guerre. Le brutali violenze, gli stupri, i rapimenti dei bambini, le popolazioni bombardate, le città devastate, il sangue, la paura non sono mai in chiave minore.
Così davanti al Padiglione russo si sono materializzate le indomabili Pussy Riot dai copricapi fuxia in una performance di protesta con fumogeni rosa shocking ed in seguito gialli e azzurri simboleggianti i colori della bandiera Ucraina.
Anche la partecipazione di Israele ha visto manifestazioni di Propal e lo sciopero di alcuni Padiglioni nella giornata di venerdì 8 maggio, con esposizione di manifesti a sostegno della martoriata popolazione di Gaza.
Sempre ai Giardini dove è allestita un’installazione afferente al Padiglione Ucraina (Security Guarantee), dal titolo The Origami Deer, opera sottratta al fronte di guerra, domenica 10 maggio, un drappello di figuranti rigorosamente di sesso femminile, in rosso e nero come il corpo del cervo appeso alla gru, hanno dato vita a un flash mob per sensibilizzare il pubblico, stavolta pagante, sulla guerra. Mentre a pochi metri di sistanza, il segretario di +Europa, Riccardo Magi, assieme ad altri sodali (tra i quali Cécile Kyenge ed Eric Jozsef), faceva sentire le sirene della contraerea che caratterizzano la vita quotidiana in Ucraina.

Quello che si percepisce durante la visita alla Mostra a partire dal Padiglione Centrale è un ritorno all’arte del manufatto, all’arrendevolezza del tessile, ai colori della pittura, alle forme organiche che suscitano immagini di mondi non omologati, di composizioni narrative viste da angolazioni originali o avvolte di sacralità, di trame ancestrali, di ritualità, totem, foglie e piume.

 La mostra 

L’ingresso del Padiglione Centrale è allestito da Otobong Nkanga con un’opera vivente. Le piante rampicanti cresceranno avvolgendosi alle colonne creando un organismo vivo, i mattoni sono di produzione locale, una grande unione di natura e civiltà diverse.
Soft Offerings to Silenced Voices and to All Have Turned to Dust, 2026, mattoni, terra, argilla, vasi in ceramica, piante rampicanti scolpite in legno, vetro di Murano soffiato artigianalmente, roccia incisa.

All’ingresso il grande capo indiano di New Orleans Big Chief Demond Melancon esibisce uno sfolgorante costume da cerimonia rosso fiammante utilizzato per rappresentare la vitalità e la resilienza della sua comunità.
Amistad Takeover, 2026, perline di vetro e strass su tela con velluto e piume.
Red Cloud & Sitting Bull, 2013, perline di vetro e strass su tela con velluto e piume.
Bras-Coupé, 2016, perline di vetro e strass su tela.

Sotto la cupola ottagonale incontriamo le enigmatiche sculture in argilla di Seyni Awa Camara creature mitiche, divine, animalesche ed oniriche ad un tempo, un sapere antico tramandatole dalla madre in Senegal.
Untitled, 2015-2025, sculture in terracotta.

E a proposito di creature mitiche e animalesche, la parata di animali più o meno selvatici disposti in semicerchi concentrici, ci colpiscono e soprattutto ci osservano ed interrogano con le loro lucide superfici disegnate, riuniti in consiglio dallo spirito madre degli animali. L’opera di Celia Vásquez Yui affascina con il suo a tratti inquietante congresso.
The Council of the Mother Spirits of the Animals, 2020–2023, argilla cruda dipinta ad acqua con resine vegetali.

Alle loro spalle la grazia primitiva e la sfacciata concretezza carnale dei 7 fiori giganti abbracciano e accompagnano i pannelli dipinti dal delicato sapore orientale di Maria Magdalena Campos-Pons & Kamaal Malak. In essi sono ritratte la prima donna nera a vincere il Nobel per la letteratura e Koyo Kouoh, prima donna africana chiamata a curare la Biennale e curatrice di giardini per artisti del Sud del mondo.
Anatomy of the Magnolia Tree for Toni Morrison, 2026, carta da archiviazione, carta da stampa, acquerelli, inchiostro, gouache su 4 pannelli incorniciati 335 × 305.3 × 4 cm, e i fiori in resina e filamenti di PLA.

Materiali reduci da devastanti tempeste tropicali o semplicemente adottati o donati vanno a costituire gli assemblaggi artistici di Daniel Lind-Ramos in guisa di sentinelle protettive atte a contrastare il catastrofico sfruttamento dell’ambiente naturale abitato dalla sua comunità.
Centinelas de la Luna Nueva, 2023, legno, tessuti, vanga, sedie di metallo, secchio, sacco da boxe, tamburo, scatola di metallo, zappa, lastra acrilica, telone, cocco, machete, treppiede, trappola per granchi, forcone e altri. materiali.

Un’altra artista che realizza affascinanti assemblaggi è la giamaicana Ebony G. Patterson, che celebra i riti e le cerimonie delle sue terre. Il suo pavone dal corpo bianco realizzato con perline di vetro e con la coda che ricorda lo strascico di un abito da sposa multicolore, sembra discendere dalla parete che ha alle spalle come una cascata di strisce dai colori cangianti, brillanti. Anche in questo caso i materiali utilizzati denunciano gli scarti, i detriti, gli eccessi delle produzioni industriali che invadono e inquinano il Sud del mondo.
When the land is in plumage… 2020, glitter, colla, perline, gesso, conchiglie, foglie d’oro su plastiche, porcellana, pittura, guarnizioni, gioielleria, decorazioni, tappezzerie jacquard, tessuti, paraffina e altri materiali.

La profondità degli spazi cosmici, l‘assenza di gravità e la fisica atomica hanno da sempre stregato e stimolato l’immaginazione dell’artista nero di Brooklyn Kambui Olujimi che si domanda se la supremazia dei Bianchi sia una metafora della gravità che ci incatena tagliando le ali al fluttuare libero dell’essere, svincolato da strutture razziste oppressive.
Miracle, 2025, acquarello, inchiostro foglia d’oro su carta grafite.

Hala Schoukair
Il contatto con la natura può rappresentare una ricerca del sublime trascurata dalla nostra affannosa vita quotidiana? L’artista rievoca le sue passeggiate nei boschi del Libano guidata dalla madre che le insegnava ad amare gli alberi, il canto degli uccelli, la luce attraverso le foglie, un patrimonio che la guerra sta distruggendo ma che tuttora la accompagna anche nella sua attuale vita newyorkese.
Untitled (From the Affermative Happiness on a Green Dot), 2019, 2022, 2023, 2025, acrilici su tela.

Sabian Baumann
La poetica di Baumann s’impernia sulla relazione, amorosa o tossica che sia, con tutta la complessità e le contraddizioni che la pervadono. Può essere un romantico bacio o, come nelle sue sculture di accoppiamenti combinatori che si fondono, o si opprimono, una cruda realtà.
Kuss, 2024, matita colorata su carta incorniciata.
Orizontales Paradies, 2013-2014, argilla non cotta.

BuBu de la Madeleine ovvero una sirena tra due mondi, dei vivi e dei morti, dell’interno e dell’esterno, la pelle e le squame fungono da confine e contatto tra persone che come lei sono portatrici di esperienze difficili fisicamente e psicologicamente. L’artista è impegnata per la tutela dei diritti delle donne, delle sex worker, dei queer, delle persone affette da HIV o comunque fragili.
A Mermaid’s Territory Flags and Internal Organs #001, 2022, acrilico, pastello e matita colorata su carta.

Alan Phelam ha riscoperto e studiato l’antico metodo Joly che permetteva di realizzare foto a colori partendo da una lastra in bianco e nero e utilizzando una serie di filtri RGB (rosso, blu, verde). Questa tecnica recuperata è stata estesa per installazioni site specific in luoghi pubblici.
RBG Scarpa 2026, Installazione site specific, vinile autoadesivo, stampato su misura.

Edouard Duval-Carrié
Scappato da Haiti l’artista ha assistito alla disperata fuga di massa verso gli USA degli haitiani e si è chiesto cosa avrebbero potuto portare con loro. La risposta sono gli spiriti Iwas che permeano la religiosità, la vita, la cultura vodou degli haitiani.
Nasce così una cosmogonia antica inserita però nella storia e comunque sempre attuale.
The Voduo Parthenum, 1996-2000, sculture in bronzo e dipinti.

Godfried Donkor
Ci offre un cocktail di mascolinità, repressione, riscatto dalla segregazione razziale. Lo crea attraverso eroi neri, atletici ma anche pronti a rivendicare le proprie origini culturali e le proprie capacità di adattamento fuori dagli stereotipi.
Michael & the Dragon, 2025, acrilico, olio e foglia d’oro su tela.

Sawangwongse Yawnghwe
Il lato tragico delle guerre e delle rivoluzioni che devastano intere popolazioni, come nel caso del Myanmar dopo il colpo di stato, sono il fulcro delle opere dell’artista birmano. Da Gaza all’Ucraina il copione si ripete, anche la decolonizzazione finisce in tragedia.
The Prince’s Manual or: the Coplet Idiot’s Guide to Burma Cup Post Revolution, 2024 acrilico su lino.

L’artista libanese Raed Yassin immagina una grande icona della Pop Art come Warhol in una fase discendente, in Kuwait alle prese con celebrità arabe suggerendo un intento interrogativo e vagamente dissacrante.
Warhol in Arabia (2016-2018).
The Exhibition, I, IV, VI, VII, XI, XI, XVI, tecnica mista su fotografia.
The Party V, VI, VII, XI, XII, tecnica mista su fotografia.

Alexa Kumiko Hatanaka
Anche alle latitudini estreme come nelle zone artiche si producono carte con tecniche artigianali, l’artista canadese si interroga sul rapporto con la natura sempre più danneggiato dagli eccessi dell’industrializzazione e dal surriscaldamento che nette in pericolo le comunità Inuit.
Instability, 2024, patchwork di frammenti di carta raccolti o creati dall’artista in tre anni, inchiostro sumi, tinta naturale…

Billie Zangewa
La quotidianità della vita delle donne nere viene proposta attraverso il lavoro di cura, ostinato, lento, silenzioso, preteso, rigorosamente eseguito a mano, un continuo cucire creativo di pezzi e pezze in un mondo caratterizzato dalle disuguaglianze e dalla repressione. Una forma di resistenza.
Life Lessons, 2026, collage in seta cucito a mano.
The Sound of Silence, 2026, collage in seta cucito a mano.
A Matter of Perspective, 2026, collage in seta cucito a mano.
Wish You Were Here, 2026, collage in seta cucito a mano.

La lotta per i diritti delle donne ha caratterizzato la vita artistica di Alice Maher che lavora sull’identità femminile mitologica o sociale ma sempre mutevole forse inafferrabile in tutte le sue sfumature. Le sue suggestive teste galleggianti alle Gaggiandre si ispirano al mito della nascita di Venere.
The Sibyls, 2025, carboncino, gesso, grafite su carta, elemento in bronzo fuso placcato in nichel, dischi acrilici specchianti.
Les Filles d’Ouranos, 1996-2026, resina epossidica, poliestere, ormeggi.

Thania Petersen affronta il tema della resistenza e risponde all’oppressione in Sud Africa intrecciando storie mitiche e narrazioni storiche aderenti alla dura realtà che vive la donna in Sud Africa ispirandosi alla musica Sufi, alla cultura islamica e alla navigazione del passato.
Cosmological Act of Devotion Act 1, 2026, tessuto ricamato a mano.
Cosmological Offering for a Drowning World, 2026, ricamo a mano su lino di canapa (Arsenale).

Pittrice e miniaturista pakistana, Wardha Shabbir fa rivivere i suoi ricordi dei giardini di Lahore, adesso assediati dal degrado ambientale e socio politico.
Petali, foglie dalle complesse e delicate geometrie e soprattutto boccioli come promesse, o come le braccia della dea Kali diventano simboli sacri del divenire.
The Synphony of Silence, 2025, guazzo su carta priva di acidi.
A Tapestry of Resistence, 2024, guazzo su carta priva di acidi.
Return to Source, 2025, guazzo su carta priva di acidi.

Insegnante e artista palestinese Vera Tamari, offre una riflessione sul territorio e sulla sua distruzione e rapina, i suoi ulivi, minuscole sculture, sono realizzati in argilla, con un lungo procedimento a rappresentare la tenacia, la sacralità e l’ostinata resilienza che occorre per vivere in territori così pericolosi.
Tale of a Tree, 2002, 660 ulivi in argilla su base in plexiglas.

Una costellazione di temi è la materia della ricerca di Tammy Nguyen che ha per sfondo la guerra, Fredda, o del Vietnam, o verso Cuba, o la sempre incombente guerra nucleare. A tratti appare un riferimento alla Divina Commedia, come mappa di un firmamento che rivela e nasconde.
Ah me, 2026, acquerello, pittura vinilica, pastello, serigrafia, stampa a caldo, foglia metallica su carta montata su supporto ligneo e pannello gatorboard.

Sudafricano, l’artista Johannes Phokela scegliendo il cromatismo bianco e blu per i suoi dipinti, cita la Compagnia Olandese delle Indie Orientali le cui porcellane giapponesi e cinesi, così colorate, raffiguravano nella madrepatria gli usi e i costumi dei popoli colonizzati.
Allo stesso tempo ribalta la narrazione della superiorità morale cristiana mettendo, in una luce tragica e perversa che ricorda le rappresentazioni di Bosch, i sette peccati di cui è intriso il mondo.
The Seven Virtues, 2024, 7 dipinti a olio su tela.

Annalee Davis
Figlia di generazioni di lavoratori nelle piantagioni coloniali adesso si batte per attenuare i danni provocati da queste pratiche di sfruttamento di uomini e natura. Proteggere la biodiversità e le acque con le loro proprietà guaritrici per la sopravvivenza della Terra è la sua aspirazione e il suo fine spirituale.
Bush Bath in the Glasi, tessuto dipinto su tovaglia dipinta con tè tessuto Madras.
Let This Be My Cathedral, erbario da parete su sfondo blu proveniente dal giardino di casa dell'artista a Barbados (Arsenale).

L’installazione di Sohrab Hura sembra un diario di riflessioni, di momenti vissuti personalmente o successi ad altri, un racconto visivo fatto di dipinti a pastello su carta vivaci e teneri, tratti da scene di vita quotidiana o televisiva essendo stati realizzati durante la pandemia.
Things Felt But Not Quite Expressed, 2025, dipinti a pastello tenero su carta (37 + 24).

 Arsenale 

Apre le porte dell’Arsenale la suggestiva ed immersiva installazione di Khaled Sabsabi che ha vissuto il dramma della guerra, della perdita, dello sfollamento approdando in Australia dal tuttora martoriato Libano. La sua opera sinestetica di ispirazione sufi è un richiamo al flusso della vita coinvolgendo la contemplazione, la vicinanza, la spiritualità.
Khalil, 2026, installazione video HD a 8 canali audio, acrilico su tela, acciaio, fragranze di oud nero, sviluppato con Michael Dagostino. L’artista rappresenta l’Australia.

Georgina Maxim assembla abiti usati, vecchi tessuti, testi scritti a mano e anche frammenti di libri a sottolineare un rapporto quasi affettivo con altre storie già vissute, da raccontare e omaggiare, con uno spirito di cura e devozione.
Borrowed Books and Underlined Statements, 2020-2023, tessuto realizzato con tecnica mista.

La battaglia contro l’imperialismo si unisce a quella contro il cancro che affligge Guadalupe Maravilla, come una metafora del nostro tempo xenofobo e violento. Le sue 4 sculture sono composte da materiali trovati mentre ripercorreva il cammino della sua migrazione verso gli USA; esse sono al contempo strumenti musicali e santuari per favorire la guarigione.
ICE Disease sculture Thrower #1, 2025, gong in acciaio, cotone, miscela di colla, oggetti recuperati da un rituale per ripercorrere la rotta migratoria originale dell’Artista.

Carrie Schneider con un complesso lavoro fotografico isola, riprende, sviluppa e assembla fotogrammi e immagini tratti da film, pubblicità, social e video vari rilevando il sessismo che molto spesso colpisce le donne.
Installazione di 7 opere, 2020- 2021, realizzate in fotografia cromogenica in ripresa.

Mmakgabo Mmapula Helen Sebidi sceglie, con i suoi dipinti affollati di figure dai forti cromatismi, di concentrarsi su una lettura complessa delle immagini e del loro linguaggio invitando a interpretarlo sempre a più livelli.
Diale (Where We Come From), 1991, pastello su collage di carta, trittico.
Tshuaragano (Embrace), 1990-1991, pastello su carta.

L’opera presentata da Alice Maher e Rachel Fallon è stata realizzata a distanza dalle due artiste durante la reclusione del lockdown. Una grande cartografia composta da tessuti policromi ricamati che ricordano mappe medievali e terre immaginarie con l’aspirazione di rendere giustizia al silenzioso lavoro femminile, vittima di repressioni sociali, sessuali e religiose ancora in parte attuali nel mondo e nella civile Irlanda. Un’operazione di ricucitura, di resistenza e creatività, una mappa per orientarsi lungo un percorso ancora in parte da compiere per una giusta affermazione del femminile.
The Map, 2021, tessuto, ricamo a mano, tecnica mista.

Senzeni Marasela ha subito l’apartheid, la vicinanza a delle miniere che ingoiavano gli uomini, poi abbandonate dopo i disastri, la migrazione forzata. Le sue installazioni vogliono ricucire magicamente i drammi degli incidenti minerari, delle condizioni terribili del sottosuolo con i suoi fili di lana rossa, fili magici e tragici cuciti su drappi cerimoniali tjali appesi come quinte teatrali.
Vaal Reefs 104, 1995, 2025 lana cucita a mano su coperta in tessuto misto.

Dan Lie propone la trasformazione delle forme organiche non solo come decadimento e decomposizione ma come passaggio ad altri stati. Questo processo, che viene associato alla morte, ha spinto l’artista ad interrogarsi su come viene vissuto o elaborato il lutto nelle diverse culture. I suoi lavori sono dinamici come la natura e fa marcire o sbocciare fiori, o fa crescere funghi, muschi e muffe.
Ephemeral temple for decaying beings, 2026, fiori, corda, tessuto.

Laurie Anderson cerca di portare la musica dentro lo spazio espositivo con una silenziosa raccolta di testi di brani musicali della sua vita artistica e personale, una sorta di lavagna su cui graffitare la storia del Pop con motti, disegni e brani di Lou Reed, Leonard Cohen ed altri.
Notebook, 2026, pittura su pareti e pavimenti.

Nick Cave si relaziona con il dolore e la bellezza trasformatrice, l’elaborazione del lutto con i suoi sette passi, il confine interconnesso tra la vita e la morte, tra dolore e rinascita. Le sue sculture monumentali rappresentano l’attesa, l’interrogarsi di fronte al destino ma allo stesso tempo dai suoi uomini albero si ramificano foglie, fiori, uccelli.
Amalgams and Graphts, 2025, scultura in bronzo.

Rana Elnemr si dedica all’ascolto e all’esplorazione dei mondi possibili uniti da trame invisibili, coinvolge anche la coltivazione della canna da zucchero che assieme ai giunchi viene associata e trasformata in strumenti musicali.
Winged Fruits Rising, 2026, installazione con tecnica mista.

Philippe Aguirre Yotegui evoca le problematiche dell’immigrazione e dei rifugiati con un’opera monumentale dipinta dello stesso azzurro con il quale sono dipinte le canoe tradizionali del Senegal che attraversano clandestinamente il mare per raggiungere le Canarie. Un colore che vuole essere messaggio di speranza per i destini dei migranti.
Gaalgui Shelter, 2026, scultura in poliestere.

Wangechi Mutu rilegge il mito del Giardino dell’Eden in chiave femminista ed ecologica, le sue creature sono creatrici, sono esseri mitologici dotati di varie nature, animale, umana, divina. Incarnano enigmatiche sirene acquatiche protettrici delle acque dolci fonti di vita.
Simbi Siren, 2026, scultura in bronzo.

 Padiglione Italia, Con te con tutto 

Si intitola Con te con tutto il progetto espositivo di Chiara Camoni curato da Cecilia Canziani.
L’intera tesa lasciata in penombra sembra un bosco sacro con le sue presenze a tratti arcaiche o fiabesche abitato da 24 sculture a grandezza naturale che accolgono enigmatiche, sorridenti, inquietanti il visitatore. I corpi presentano ramificazioni, fiori, foglie, conchiglie ma anche rifiuti che sottolineano l’imprescindibile rapporto con la vita.
Dall’altra parte della tesa il mondo reale, domestico con mobili, oggetti comuni come teatro di rapporti con la realtà.

 Padiglione Cina, Dream Stream 

Xu Yiang, Symbiosis, 2024, scultura in rame fuso.

 Padiglione Marocco, Asǝṭṭa 

Per la prima volta il Marocco partecipa con un Padiglione alla Biennale.
L’omaggio alla tessitura è di Amina Agueznay.
Asǝṭṭa, 2026, installazione site-specific realizzata con tessiture rituali.

 Padiglione Arabia Saudita, May your tears never dry, you who weep over stones

L’artista Dana Awartani ha creato un grande mosaico, che abbraccia l’intero spazio espositivo, composto di terre e argille crude realizzato con antiche tecniche artigianali e ispirato a disegni e decorazioni tradizionali islamiche tratti da siti archeologici, templi, moschee. May your tears never dry, you who weep over stones, 2026.

 Padiglione Spagna, Los Restos 

Oriol Villanova riveste interamente il suo “palazzo enciclopedico” di cartoline ossessivamente raccolte negli anni da mercatini e collezioni varie. Messaggi, scritti, inviati, lasciati. Memorie turistiche di luoghi, auguri, pensieri dimenticati di un tempo perduto, quel che resta se qualcuno si cura di adottarlo. Los Restos, 2026.

 Padiglione Gran Bretagna, Predicting History: Testing translation

Restare o partire? Cercare di integrarsi o fuggire? Le vivaci opere di Lubaima Himid rappresentano persone che lavorano a un progetto, architetti, costruttori di navi, giardinieri ma attraversati dall’inquietudine di chi si trova altrove. Dalle sue opere emergono la nostalgia, la paura dell’ignoto, l’incertezza.
Chefs, 2024, acrilico e carboncino su lino.
Tailors, 2024, acrilico e carboncino su lino.
Boatbuilders, 2026, acrilico e carboncino su lino.

 Padiglione Giappone, Grass Babies, Moon Babies

Ei Arakawa-Nash, artista e neo genitore queer di due gemelli, invita il pubblico a prendersi cura dei 200 bambolotti disseminati nel padiglione come atto di responsabilità verso le generazioni del futuro.
Grass Babies, Moon Babies, work in Progress, 2026.

 Padiglione Polonia, Liquid Tongues 

Una straordinaria convergenza di tematiche è quella creata da Bogna Burska e Daniel Kotowski in un’installazione video e sonora con un coro femminile in movimento danzante subacqueo. Nell’acqua si fondono linguaggi visivi per non udenti e ad altre forme di marginalità in cerca di nuove forme di comunicazione, melodie modulate sui canti delle balene, coreografie ispirate al fluttuare armonico dei banchi di pesci o da immaginarie sirene. Liquid Tongues, 2026.

 Padiglione Serbia, Through Golgotha to Resurrection

L'installazione di Predrag Djakovic fatta di valige ammassate, fotografie, archivi personali, mappe e documenti amministrativi, si concentra sulle promesse non mantenute di pace e giustizia di un secolo invece violento e predatorio, in una costellazione di frammenti che testimonia paura, deportazioni, migrazioni forzate, esili.

 In città 

L’Ucraina ospitata a Palazzo Contarini Polignac è un inno alla resistenza, alla gioia come antidoto alla violenza, allo sradicamento. Still Joy – from Ukraine into the World racconta storie di sogni, felicità e condivisione in contrapposizione al terrore creato dall’aggressione russa. I lampadari veneziani decorati con caramelle morbide e delicatamente colorate creano un sorprendente paesaggio fatato. La mostra, a cura della Viktor Pinchuk Foundation, aperta fino al 1° agosto 2026, si apre e si chiude con i video di rave dove la danza, la musica e il contatto costituiscono una risposta e una speranza per un futuro senza guerra.
Simone Post, She Knew She/It/They Would Melt, 2026.
Zhanna Kadyrova, Refugees, 2023.
Ashfika Raman, Than Para - No Lands Without Us, 2025.



61. BIENNALE DI VENEZIA
Esposizione Internazionale d'Arte
In Minor Keys
Venezia, Giardini - Arsenale - Eventi collaterali, Varie sedi
 09 MAY - 22 NOV. 2026 
from tuesday to sunday: 10.00 - 18.00 | closed on mondays
www.labiennale.org





may-nov. 2026, Venezia 
text: Gabriella Masiello 


0.
Koyo Kouoh, Curatrice della 61. Esposizione Internazionale d'Arte - In Minorkeys | Venezia 2026. photo by: Mirjam Kluka
Zhanna Kadyrova / The Origami Deer (Il cervo di carta) / 2019-2026
I.

II.
Otobong Nkanga / Soft Offerings to Silenced Voices and to All Have Turned to Dust / 2026
Ione Saldanha / Bambus / 1960-1970
III.

IV.
Big Chief Demond Melancon / Red Cloud & Sitting Bull / 2013
Seyni Awa Camara / Untitled / 2015-2025
V.

VI.
Celia Vásquez Yu / The Council of the Mother Spirits of the Animals / 2020–2023
Kazuya Sakai / Anatomy of the Magnolia Tree for Toni Morrison / 2026
VII.

VIII.
Daniel Lind-Ramos / Centinelas de la Luna Nueva / 2023
Ebony G. Patterson / When the land is in plumage… / 2020
IX.

X.
Kambui Olujimi / Miracle / 2025
Hala Schoukair / Untitled (From the Affermative Happiness on a Green Dot / Da sx in basso in senso orario: 2019, 2022, 2023, 2025
XI.

XII.
Sabian Baumann / Kuss / 2024
BuBu de la Madeleine / A Mermaid’s Territory Flags and Internal Organs #001 / 2022
XIII.

XIV.
Alan Phelam / RBG Scarpa / 2026
Edouard Duval-Carrié / The Voduo Parthenum / 1996-2000
XV.

XVI.
Godfried Donkor / Michael & the Dragon / 2025
Sawangwongse Yawnghwe / The Prince’s Manual or: the Coplet Idiot’s Guide to Burma Cup Post Revolution / 2024
XVII.

XVIII.
Raed Yassin / Warhol in Arabia: The Exhibition, I / 2016-2018
Alexa Kumiko Hatanaka / Instability / 2024
XIX.

XX.
Billie Zangewa / The Sound of Silence (a sx) | A Matter of Perspective / 2026
Alice Maher / The Sibyls</em> / 2025
XXI.

XXII.
Thania Petersen / Cosmological Act of Devotion Act 1 / 2026
Wardha Shabbir / A Tapestry of Resistence / 2024
XXIII.

XXIV.
Vera Tamari / Tale of a Tree / 2002
Tammy Nguyen / Ah me / 2026
XXV.

XXVI.
Johannes Phokela / The Seven Virtues / 2025
Annalee Davis / Bush Bath in the Glasi / 2025
XXVII.

XXVIII.
Sohrab Hura / Things Felt But Not Quite Expressed / 2022-2025
Khaled Sabsabi / Khalil / 2026
XXIX.

XXX.
>Georgina Maxim / Nä Agotimé / 2024
Guadalupe Maravilla / ICE Disease sculture Thrower #1 / 2025
XXXI.

XXXII.
Carrie Schneider / Installazione di 7 opere / 2020-2021
Mmakgabo Mmapula Helen Sebidi / Diale (Where We Come From) / 1991
XXXIII.

XXXIV.
Alice Maher + Rachel Fallon / Cavaletes de vidro / 1968 (2024)
Senzeni Marasela) / Vaal Reefs 104 / 1995-2025
XXXV.

XXXVI.
Dan Lie / Ephemeral temple for decaying beings / 2026
Laurie Anderson / Notebook/ n.d.
XXXVII.

XXXVIII.
Nick Cave / Amalgams and Graphts / 2025
Rana Elnemr / Winged Fruits Rising / 2026
XXXIX.

XL.
Philippe Aguirre Yotegui / Gaalgui Shelter / 2026
Wangechi Mutu / Simbi Siren / 2026
XLI.

XLII.
Chiara Camoni, Con te con tutto / 2024
Xu Yiang / Symbiosis / 2024
XLIII.

XLIV.
Amina Agueznay / Asǝṭṭa / 2026
Dana Awartani / May your tears never dry, you who weep over stones / 2026
XLV.

XLVI.
Oriol Villanova / Los Restos / 2026
Lubaima Himid / Predicting History: Testing translation (Boatbuilders) / 2026
XLVII.

XLVIII.
Ei Arakawa-Nash / Grass Babies, Moon Babies / 2026
Bogna Burska + Daniel Kotowsk / Liquid Tongues / 2026
XLIX.

L.
Andrzej Wróblewski / Through Golgotha to Resurrection / 2026
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LI.

 

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